For Honor Beta – Cavalieri che menano vichinghi che menano samurai che menano cav…

La closed beta di For Honor, il nuovo titolo di Ubisoft, è terminata poche ore fa e lasciando intravvedere un gioco originale e coraggioso in cui alte vette convivono con difetti che potrebbero affossare il nuovo tripla A della casa francese.

Il concept di For Honor è semplice: ci sono i cavalieri medievali, i vichinghi ed i samurai giapponesi e bisogna trovare un modo per farli combattere tutti l’uno contro l’altro. La voglia dei game designer di avere questi guerrieri tutti insieme a uccidersi è prevalsa sulla logica dando vita ad un gioco concettualmente pazzo e di un’ignoranza unica in cui i futuri update potrebbero regalare gioie inaspettate considerando che partendo da un mondo immaginario in cui i samurai combattono con i vichinghi e con i cavalieri medievali europei, l’unico limite è la fantasia. Ma chi sa magari questi dubbi potrebbero essere fugati al momento dell’uscita del gioco completo (14 Febbraio) in cui sarà presente la componente singolo giocatore, nel piccolo filmato che apre la beta si è intravisto una quarta fazione, del tutto immaginaria e con nessuna apparente connessione con la realtà, che potrebbe fungere da antagonista, sarebbe una gradita sorpresa se tale razza/fazione/popolazione costituisse una vera e propria quarta scelta anche all’interno del multiplayer di For Honor.

Il multiplayer di For Honor, il vero e proprio cuore della produzione Ubisoft, le modalità presenti nella beta sono tre in tutto ovvero: uno contro uno, due contro due e la modalità dominio quattro contro quattro. Nella modalità uno contro uno, il duello, il gioco dà il meglio di se sfoggiando un sistema di combattimento inedito, complesso arricchito dalle varianti di mosse e caratteristiche passive che ogni classe di ogni fazione può vantare come esecuzioni che rigenerano una piccola quantità di salute o le combo. Come visto da tempo nei video gameplay il sistema di combattimento si basa sul posizionamento dell’arma , che può avvenire mettendosi in guardia alta, destra o sinistra; sferrando un colpo, veloce o potente, tale mossa potrà essere parata solo se la guardia dell’attaccato è dalla stessa parte di quella dell’attaccante, ma non è finita qua perchè si potrà sferrare anche uno spezzaguardia che non contrasterà i colpi ma se messo a segno renderà indifeso l’avversario e se lo spezzaguardia viene reiterato si potrà proiettare l’avversario indietro, mossa alquanto efficacie quando si combatte vicino ad un precipizio o in cima a delle alte mura perchè come insegna il buon Newtown: la gravità vince sempre.

Come suddetto il duello è la modalità migliore di For Honor perchè pone il giocatore solo con la propria arma in mano contro un altro giocatore anch’esso solo con la propria arma in mano, solo le capacità individuali potranno decretare la vittoria di un o dell’altro. Mentre quando si va ad approcciarsi a quella che il gioco chiama mischia, cioè il duello due contro due, la produzione francese comincia a zoppicare perchè una volta che uno dei due muore si da vita ad uno scontro impari in cui il sistema di combattimento mostra il fianco dato che funziona al meglio solo quando si usa il puntamento su un nemico ma quando di nemici ce ne sono due il giocatore in inferiorità numerica deve combattere anche con il gioco stesso e non solo contro i suoi avversari.

I problemi della mischia vengono esasperati nella modalità dominio quattro contro quattro in cui sono presenti anche combattenti governati dal’ intelligenza artificiale assimilabili del tutto ai minion dei MOBA, le ondate di questi piccoli soldati si annullano a vicenda, vengono oneshottati da gli eroi nemici e servono solo a conquistare il punto di controllo centrale oltre che ad affossare il frame rate quando nella mischia due eroi si combattono. Il quattro contro quattro svilisce il perfetto ritmo del duello e, tirando le somme, si riduce ad una corsa febbrile alla ricerca della superiorità numerica ne gli scontri in cui i giocatori vanno alla caccia dei solitari sprovveduti eroi avversari per poi braccarli e nel giro di pochi secondi ucciderli senza lasciargli scampo alcuno. La meccanica della “rabbia”, che si attiva quando l’eroe subisce molti danni da più di un nemico fornendo difesa ed attacco extra, tenta di lenire il problema dello scontro asimmetrico ma non è così incisiva e solo in un numero limitato di casi ribalterà uno scontro dato che per la sua attivazione ha bisogno della pressione di un tasto e non avviene in automatico.

In fine For Honor si preannuncia come un gioco interessante, con qualche lato oscuro di troppo ma che è consigliatissimo a gli amanti dell’azione nei videogiochi o anche a gli appassionati di competitivo on line stufi di dover imbracciare un fucile. Il sistema di combattimento soffre del peccato originale di essere perfetto per l’uno contro uno e imperfetto per il resto, bilanciamenti futuri potranno lenire le sofferenze del malato ma il raggiungimento di una cura è praticamente impossibile, ma nonostante questo il gioco si lascia giocare e premia la bravura.

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