Carnage – Lode al Dio del massacro!

L’animo umano è una brutta bestia, difficile da ingabbiare in un’ora e mazza due ore di pellicola eppure il maestro venuto dall’est, Roman Polanski ci riesce, Carnage racchiude in se l’animo umano esplorato a tutto tondo attraverso i quattro personaggi mostrati nella locandina d’ ispirazione warholliana.

Come già accaduto nella filmografia del regista francese, la natura profonda dell’essere umano per un momento ha cessato di essere sfuggente e mutevole e si è lasciata immortalare su pellicola, Carnage racconta non tanto la storia di due coppie di genitori che si incontrano per capire perchè i loro figli si siano picchiati ma narra invece di come l’uomo sia spregevole, falso e bigotto. L’uomo è figlio di un mondo cattivo e l’umanità descritta in Carnage ne rispecchia a pieno la crudeltà e la falsità.

I quattro personaggi fanno parte della buona borghesia newyorkese, sembrano, ed in fin dei conti sono, persone per bene, perfettamente integrate nel tessuto sociale occidentale; felici possessori di una bella casa, con un bel lavoro e tutti attaccati visceralmente ai loro feticci come il telefono per Alan, il personaggio interpretato da Christoph Waltz, o come i libri d’arte per il personaggio di Penelope, Jodie Foster, che passeranno brutti momenti ad inizio film.

L’estremo attaccamento ai propri feticci farà gettare la maschera ai personaggi, facendo intravvedere chi realmente sono, via le sovrastrutture imposte dalla società occidentale delle buone maniere e della cortesia per dare via libera alla rabbia ed al livore sopito e represso. Lo stomaco malconcio di Kate Winslet darà inizio alla giostra della commedia stappando la bottiglia delle emozioni viscerali, il paravento dell’ipocrisia cala man a mano che la pellicola scorre in un climax di cattiverie e sfilettate che diverranno sempre più pesanti il tutto condito da un’ironia maligna che strapperà delle amare risate allo spettatore.

Il dramma dei personaggi apparirà come una grottesca commedia del ridicolo. sullo schermo personaggi che all’inizio apparivano come impassibili e sempre in controllo dei propri nervi si riveleranno come le persone deboli quali sono, basterà una piccola disgrazia, sempre legate alla materialità ed al possesso di oggetti a cui si da troppa importanza nel mondo del consumismo occidentale, per innescare processi di disgregazione dei rapporti sociali tra persone che in teoria sono civili e non violente.

La violenza, in fine, è la vera protagonista della pellicola di Polanski; la sua oscura presenza aleggia per tutto il film, in principio si cela dietro piccole battutine dette a denti stretti dai personaggi che però vengono ignorate ma dopo che gli animi si saranno scaldati definitivamente la violenza esplode ed allora il Dio del massacro portatore di violenza prenderà il sopravvento come preannunciato nella scena centrale di tutto il film dal personaggio di Waltz a Penelope in cui i due si appartano, la luce scompare riducendo i due a silhouette nere mentre i loro rispettivi coniugi sono immersi in una innaturale stasi rimanendo immobili sullo sfondo. La scena dura pochi secondi, il tempo necessario ad Alan di pronunciare la sua breve battuta ma quei pochi attimi bastano a Polanski a svelare la natura dell’umanità, l’unica deriva onirica, propria della poetica del regista francese, in un film che ha sempre i piedi ben piantati nella realtà contornano così una pellicola dalla statura enorme, una piccola perla che ogni cinefilo dovrebbe apprezzare e vedere e rivedere.

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