Alien Covenant – Un Aliencord

Tornare a casa è sempre bello, tornare a fare un film che faccia sentire tutti rassicurati, senza ribaltoni o cambi di rotta spiazzanti da sempre è una cosa che il pubblico accoglie con favore, ed è proprio questo che fa Ridley Scott con il suo Alien Covenant, se nel precedente Prometheus (Prequel diretto di Covenant) Scott provò a guardare oltre il film survival-horror cercando di costruire un universo fantascientifico strutturato, nel suo sequel il regista rinnega del tutto il proprio lavoro precedente rinchiudendosi una volta di più in un’opera si magistralmente girata ma spuria da qualsivoglia riflessione, messaggio o anche solo informazioni su quel’ Ingegneri, progenitori del genere umano, introdotti in Prometheus.

In questa nuova iterazione del brand Alien si torna, quindi, al lento ed inesorabile sterminio dell’equipaggio di turno, alle scene di violenza esplicite ricolme di sangue e viscere, ai canonici metodi di uccisione dello xenomorfo e anche all’immancabile decisivo scontro finale; sfortunatamente Covenant è orfano di una figura femminile veramente forte e decisa, Katherine Waterston non regge il confronto con la Ripley di Sigouorney Weaver per carattere e presenza in scena. La Ripley vista nel primo Alien e nella successiva pellicola diretta da James Cameron è una donna forte, anzi fortissima quasi mai in balia de gli eventi ma sempre personaggio in controllo senza rischiare di risultare freddo o privo di umanità, la Waterston non è un personaggio abbietto, questo no, però non riesce a tenere la scena come una protagonista dovrebbe fare sovrastata dal carisma ineguagliabile, ed ineguagliato nel film, di Fassbender.

Un vero e canonico Alien, gli ingredienti sono tutti presenti, rivedere dopo anni il tradizionale rincorrersi de gli eventi tipici della saga di Ridley Scott non può altro che far piacere, ma al contempo la sensazione di deja vu è opprimente, i colpi di scena sono in realtà delle rivelazioni scontate ed ampiamente prevedibili da un appassionato della saga, manca un certa quantità di novità, un soffio di aria fresca di tanto in tanto durante il lento scorrere della pellicola non avrebbe in alcun modo nuociuto al bel lavoro di Scott. Bel lavoro che si palesa in ogni scena girata dal regista: dalle maestose panoramiche ai piccoli particolari, Scott riesce come sempre a sorprendere con la sua tecnica, scene d’azione e scene più riflessive in cui il panorama la fa da padrone si alternano e si integrano in un omogeneo miscuglio senza picchi o ricadute di ritmo, la sceneggiatura, come già detto, non sorprende e non brilla per arguzia o genialità.

Alien Covenant è un film d’azione che si lascia andare quasi del tutto il proprio recente passato per riabbracciare le sue origini, peccato che il tempo passa e se nel ’79 la formula di Scott risultò vincente ormai nella contemporaneità Covenant risulta un po’ sottotono. Di questo alien resterà la stupenda tecnica del comparto visivo e sonoro e o poco più.

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