Un po’ di storia… – Viale del tramonto (1950)

Questa rubrica vuol parlare in maniera molto semplice della storia del cinema non partendo dai suoi primordi cioè da gli ultimi anni del ‘800, ma da l’epoca d’oro di Hollyhood in cui si posero le fondamenta su cui ancora si appoggia il cinema americano odierno e non solo. Il primo film è proprio Viale del tramonto, pellicola che rappresenta in un certo senso un ponte tra il passato remoto del cinema, il cinema muto, ed un passato più vicino ad oggi.

Il cinema muto finisce alla fine de gli anni ’20 più precisamente nel 1927 con il primo film sonoro: Il cantante di Jazz, pellicola che racconta la storia di un musicista ebreo che costretto dalla famiglia a cantare in sinagoga scappa di casa per fare il jazz. Il film si conclude con il ritorno alla sua famiglia e il ricongiungimento con la propria comunità.

Non è un caso che il primo film sonoro sia a tutti gli effetti un musical perchè si volle subito far vedere al pubblico come il suono può giovare alle immagini proiettate ed anche mostrare una cosa mai vissuta prima in una sala cinematografica cioè suoni direttamente collegati e generati dalle immagini, infatti chi suonava le musiche sentite da gli spettatori era direttamente chi stava in scena e non vi era più i suoni e le parolo proferite da gli imbonitori in sala che leggevano i testi e le didascalie propri dei film muti.

Il sonoro fu una vera e propria rivoluzione, di solito un medium ha una e una sola rivoluzione vera e quella del cinema è stato il sonoro non il colore, come per il videogioco è stato il passaggio dal 2D al 3D. Improvvisamente a gli attori in scena si doveva dar qualcosa da dire e non più solo qualcosa da fare, un concetto disprezzato apertamente dalla protagonista di Viale del tramonto Norma Desmond, Gloria Swanson, attrice decaduta che durante l’epoca d’oro del muto fu una diva, una di quelle dive che dovevano essere immortali ma che con il cambiare dei tempi sono finite nel dimenticatoio e risiedono infatti in Sunset Boulevard.

Gloria Swanson interpreta sostanzialmente se stessa indossando i panni di Norma Desmond e tutto il film si muove sui binari del metacinema perchè in fin dei conti si tratta di una grossa metafora in grado di racchiudere in una sola pellicola la storia del cinema americano dell’epoca, l’ enorme sineddoche ha simbolicamente un finale esplicativo delle parti in gioco, con Norma, diva del muto, che uccide in un impeto di rabbia uno sceneggiatore, proprio quella figura nel cinema incaricata di scrivere i dialoghi tanto odiati da chi del muto ha fatto la propria vita e carriera.

Per tornare al cinema che racconta se stesso basti pensare che Joe, il protagonista maschile, non conosce minimamente i grandi capolavori del passato in cui Norma/Gloria ha recitato, durante il film viene proiettato Queen Kelly film diretto da Stroheim che è presente nel cast e interpreta lo zelante e meticoloso maggiordomo della signora Desmond il cui rivelerà nel corso della pellicola di esser stato regista e primo marito della diva, ruolo che riprenderà nella suggestiva e indimenticabile ultima scena in cui per l’ultima volta dirigerà la sua amata come fatto in passato sia nella vita reale sia nella realtà diegetica del film.

In definitiva Viale del tramonto è un omaggio pieno di malinconia tetra al cinema muto del passato, Wilder (il regista del film in questione e di uno dei film più belli di sempre ovvero A qualcuno piace caldo) riporta dopo tanti anni sullo schermo divi e personaggi importanti del passato ridandogli nuova vita raccontandoli in modo che non vengano dimenticati per sempre dallo spettatore distratto e con poca memoria.

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