Un po’ di storia… – Quarto potere (1941)

Quarto potere, una pellicola che rappresenta l’avanguardia del cinema moderno in cui non è più l’azione al centro di tutto ma invece viene preferito dare più importanza allo sguardo dell’autore. In anticipo di diversi anni Welles con la sua opera prima sconvolge le regole del cinema del suo tempo frammentando la narrazione e facendo scomparire la figura del protagonista.

La vera natura di Charles Foster Kane risulta essere sfuggente e molto poco definita in quanto nessuno ha il dono dell’onniscenza nemmeno la macchina da presa che segue i racconti ed i ricordi dei vari narratori interpellati di volta in volta dal personaggio del giornalista (Thompson). La ricerca della verità sull’ultima parola detta in punto di morte da Kane appare fin da subito centrale nel racconto del film, il giornalista si mette in testa che quell’unica parola possa scogliere il nodo dell’enigma della vita di un uomo tra i meno intellegibili del suo tempo, quella “Rosebud” (o “Rosabella” nella versione in italiano) dovrebbe riuscire a decifrare l’indecifrabile ma alla fine della storia ci accorgiamo che non basta una sola tessera del puzzle a colmare le enormi vacanze che si hanno quando si vuol raccontare una personalità complessa e sfaccettata come quella del magnate interpretato da Welles.

La genialità di Quarto potere sta anche in questo, nel non voler raccontare una storia nella sua interezza ma mostrare punti diversi di vista su un unica faccenda, la vita di Kane che non prende mai parola in prima persona ma solo grazie al racconto di chi lo ha conosciuto ed amato. Ogni narratore interno propone una versione del protagonista diversa e talvolta si avranno racconti diversi del solito episodio; il tempo lo spazio e la realtà stessa quindi non sono certi e definiti ma filtrati dai ricordi e dai sentimenti umani, demolendo così uno dei capisaldi del cinema classico proprio nel momento del suo massimo fulgore, come se in pieno rinascimento in cui si scrivevano le regole base della prospettiva della pittura, irrompessero sulla scena personaggi come  Pablo Picasso o Jackson Pollock.

Se i narratori esterni, tradizionali, vengono, come il protagonista, demoliti per essere reinventati in chiave moderna, anche lo sguardo della macchina da presa non rappresenta un occhio oggettivo sui fatti accaduti perchè capiteranno diverse scene che trasgrediranno la regola del realismo classico per sfociare in sezioni onirico-fantastiche come per esempio la prima scena della rottura della palla di vetro in cui la neve cade non più dentro la suddetta palla ma sopra tutta la scena.

Se la poetica di Welles scardina tanti dei concetti base del cinema classico anche lo stile non è da meno, il modo di usare la profondità di campo, il montaggio ed in generale il modo di posizionare la cinepresa si rifà al passato del cinema europeo e russo de gli anni ’20 ma anche a Griffith. In Welles si noterà, nel corso della sua carriera, un interessato sguardo al passato ma anche una volontà di evolversi facendo una miscellanea d’ispirazioni diverse che spesso trascendono i confini nazionali e temporali. Welles si prodiga in piani sequenza lunghi quando in America al suo tempo non erano frequenti, in inquadrature dal basso come faceva il maestro russo Ejzenstejn in moda da inquadrare i soffitti, cosa alquanto insolita per il tempo, inoltre usava la profondità di campo in maniera poco ortodossa e sempre prendendo spunto dal cinema avanguardistico russo ed europeo. Esempio calzante è una delle prime scene del film in cui l’inquadratura vera e propria è divisa in diversi quadri: il primo più vicino alla cinepresa con la madre di Kane e il banchiere Thatcher, il secondo con il padre di Kane in piedi più indietro rispetto ai due e l’ultimo quello più lontano con il piccolo Kane che gioca fuori dalla casa in mezzo alla neve. Più scene in una medesima inquadratura come era solito fare Ejzenstajn.

Quarto potere forse è il film più importante di tutti i tempi, è un film attualissimo che potrebbe esser stato girato domani. Se fosse un film contemporaneo si potrebbe considerare un ottimo film drammatico con spunti interessanti ma collocandolo quando realmente è stato girato risulta una bomba atomica piena di anarchia e genialità, riscrive completamente le regole del cinema ponendo così le fondamenta per un nuovo modo di intendere la settima arte.

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