Dunkirk – L’attesa della guerra

Winston Churchill durante un sentito discorso alla camera dei comuni affermò che le guerre non si vincono con le ritirate e che Dunkirk è stata allo stesso tempo un miracolo di partecipazione popolare ma anche un’ enorme sconfitta militare. La Gran Bretagna e gli Alleati resistettero e poi riuscirono a vincere quella guerra anche grazie alla singolare ritirata di Dunkirk ma Christopher Nolan riuscirà a vincere la sua guerra grazie ad una ritirata?

Nolan confeziona forse uno dei suoi film più riusciti, che resta a metà tra i generi raccontando dei soldati che non fanno la guerra ma cercano disperatamente di lasciarsela alle spalle e tornare in patria. Dunkirk ha più i connotati del film drammatico o del thriller in cui è la tensione emotiva e l’empatia che lo spettatore prova per i personaggi in forte difficoltà a mandare avanti la pellicola. Il nemico non si mostra mai, Nolan non da né forma né voce all’invasore tedesco lasciandolo sempre non inquadrato così che la sua minaccia sia la minaccia dello spettro e del fantasma, come in Alien di Scott in cui lo Xenomorfo potrebbe attaccare da un momento all’altro saltando alla gola dei protagonisti da un angolo buio così i nazisti di Nolan sono fantasmi che sparano ed uccidono non visti, piombando anche dal cielo a bordo ai aeroplani annunciati solo dal loro singolare, stridulo e orribile suono.

I cieli di Dunkirk sono sicuramente la scenografia migliore della pellicola, la fotografia di Hoyte Van Hoytema esalta i paesaggi e lunghissimi scorci in cui cielo e mare si fondono in lontananza, sia il mattino con il cielo cristallino e il tramonto slavato con colori caldi sono sfondo perfetto ed incantato a scontri aerei carichi di patos ed intensità in cui il dramma delle vite dei soldati intrappolati e inermi sulle navi è legato alla bravura di pochi piloti che hanno il compito di salvarli dalle incursioni del nemico senza volto e senza nome.

Il regista si dimostra inoltre eclettico e vario nella scelta degli ambienti, si va dalle inquadrature ariose e aperte degli scontri sulla manica tra aerei della RAF e dell’aeronautica tedesca, agli angusti spazi delle navi stipate di soldati ed infine anche al paesaggio straniante ed alieno della spiaggia, luogo eterno di attesa e speranza. I punti di vista si susseguono con ritmo sincopato ed incalzante, il montaggio sfasato mostra in successione sequenze che sono avvenute a giorno o ore di distanza, molte volte viene mostrato prima la fine di una vicenda e poi l’inizio. Tutto ciò non è un mero esercizio di stile, uno sfoggio di perizia, ma serve alla storia ed è propedeutico all’accrescimento dell’intensità drammatica. Molto spesso le sequenze che si succedono sono lontane nel tempo ma vicine per struttura. Scene di soldati che affogano intrappolati sottocoperta con l’acqua ormai alla gola, vagamente ricordanti il Titanic di Cameron, montate parallelamente con scene di un pilota ammarato in mezzo alla manica che non riesce ad uscire dalla carlinga del suo Spitfire.

Nolan riesce, anche se a tratti, a riportare su pellicola gli orrori e le paure della guerra che piega la psiche dei soldati a terra e dei protagonisti, tra cui l’unico degno di nota il pilota interpretato da un silente e sempre ottimo Tom Hardy. Il regista però rinuncia a raccontare una storia più grande rifugiandosi in vicende personali e piccole se confrontate al’enorme mole del conflitto mondiale appena iniziato, la storia non può avere colpi di scena perchè la fedeltà di Nolan è assoluta ed il finale è quasi scontato ma in ogni caso non manca mai la tensione ed il dubbio riguardo la sorte dei protagonisti persiste sempre.

Nolan rimane legato alla sua volontà di essere un grande tecnico sempre voglioso di mostrare la sua maestria con la macchina da presa, facendo questo Dunkirk risulta un film vuoto nella poetica e nel messaggio. Non è possibile accostare Dunkirk e Nolan a grandi del passato come Kubrick, che pure ha raccontato la guerra a modo suo in Orizzonti di gloria e Full metal jacket, il confronto è certo mortificante per il regista del Cavaliere oscuro che se riesce forse ad eguagliare la maestria tecnica dei grandi del passato ma risulta sterile e completamente vuoto quando si vuol prendere in considerazione la pellicola dal punto di vista dei contenuti, non bastano pochi dialoghi, per lo più banali e dimenticabili, o scene di cameratismo o di morte per raggiungere vette inarrivabili come il finale del sopracitato Orizonti di gloria. Il finale di Dunkirk non vuole essere di rottura, nessun messaggio pacifista o in ogni modo critico verso gli eventi che sono avvenuti o avverranno. Nolan sceglie di provare solo la strada del patriottismo ma anche qua fallisce ed il finale di Dunkirk è più un inno alla vita, un festeggiamento allegro di scampato pericolo e non il trionfalismo “spielberghiano” di Salvate il soldato Ryan che forse risultava ancora più fuori luogo ed irritante.

Nolan e il suo Dunkirk sono un bel esperimento, riuscito tutto sommato bene diviso a metà tra il manierismo estetico e perfetto della forma e la vuotezza del contenuto sintomo forse di un’indecisione del regista che si è voluto sdoppiare troppe volte nel corso del film inserendo scene emotivamente forti ma che risultano slegate tra loro e poco incisive.

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